Nuove obbligazioni

mercoledì 20 aprile 2011

Tassi nominali, inflazione e tassi reali: come dal c/c tradizionale si passa al conto deposito online e come internet ha cambiato le abitudini in banca


I TASSI ITALIANI A DOPPIA CIFRA E L’EURO
Se negli anni ’80 era possibile ricevere cedole ed in generale interessi superiori al 10% sui depositi, l’entrata nella moneta unica ha portato tassi di interesse più stabili ma anche più bassi.
E così l’Italia passava da tassi molto alti, e dalla relativa inflazione che li erodeva, a tassi meno eccessivi, e alla relativa inflazione molto più bassa.
La questione è solo di immagine, o se vogliamo di abitudine: i tassi erano alti, ma lo era anche l’inflazione. Dato che l’interesse reale è uguale al tasso nominale, ovvero quella cifra percentuale a doppia cifra, diminuita dell’inflazione, ciò che rimaneva di guadagno reale non era così tanto come poteva sembrare.
Con tassi nominali inferiori quindi, avendo anche un’inflazione in proporzione più esigua da sottrarre, il risultato non è forse così minuscolo, anche se probabilmente è diminuito, forse anche di molto rispetto a molti anni prima.
Ma il conto va comunque fatto tenendo in considerazione l’inflazione, perché sia concettualmente corretto.
Certo vedere certe cifre faceva scena, e a molti sembrava di guadagnare davvero il 10-15% di interesse. Non si rendevano conto che anche l’inflazione era alta in proporzione.

L’EFFETTO SUI CONTI CORRENTI E L’AVVENTO DEI CONTI DEPOSITO ONLINE
Evidentemente comunque anche i tassi di interesse reali si erano drasticamente abbassati, dando però il vantaggio di un’inflazione più controllata e di una politica monetaria più stabile, grazie alla forza dell’unione di diversi stati europei.
I rendimenti però sono di lì in poi divenuti minori per le banche che prestavano il denaro, nella loro tipica attività quotidiana.
Quindi anche i tassi offerti per raccogliere il denaro tra il pubblico dei correntisti sono stati abbassati, fino a giungere allo zero.
In contemporanea cresceva però il canale internet, che permetteva di offrire conti correnti e conti deposito online, risparmiando su una voce di costo molto importante, quello delle filiali fisiche delle banche.
Il canale internet è infatti snello e meno costoso per le banche, e per chi ha competenze per accedervi ed investire attraverso questo strumento innovativo, tornano ad essere offerte remunerazioni sulla liquidità.
Partono così le campagne pubblicitarie famose, come quelle del Conto Arancio, che senza aprire sportelli fisici riesce ad imporsi sul mercato italiano raccogliendo denaro tra il pubblico e restando forse il più conosciuto dei conti deposito anche tuttora, pur essendo promosso da una banca estera, prima non conosciuta al grande pubblico.
Con gli anni molti istituti offrono così conti deposito su internet, facili da aprire e gestibili trasferendo denaro dal proprio conto corrente, con vaste possibilità di scelta tra le varie banche.
Ma l’effetto di immagine di un rendimento percentuale più grande rimane una grande leva pubblicitaria.
Se i tassi di mercato a breve sono esigui, come avvenuto ultimamente, offrire i conti deposito pubblicizzando tassi del 2%, o magari anche dell’1% attirava molto meno di adesso, dove si sono tornate a vedere cifre anche del 3%. E quindi anche l’offerta di conti deposito sembra destinata ad ampliarsi.