PREMI AL GOVERNO
Certo si può discutere sulle opinioni a livello morale, ma non sul buon risultato economico ottenuto dalla legalizzazione del gioco in Italia.
Senza che nemmeno ce ne rendessimo conto, abbiamo speso il 7% dei nostri consumi giocando alle macchinette, o al lotto.
Un settore che è cresciuto così tanto proprio grazie al fatto di essere diventato regolamentato e promosso sotto il controllo della legalità.
Da tutti questi ricavi, stimati nel 2010 pari all’enormità di 800-900 miliardi di euro, lo Stato ha così ricavato una importante entrata, senza creare nuove tasse.
E, cosa incredibile, senza creare malcontento, perché il gioco è richiesto, non c’è bisogno di imporlo. Sono gli appassionati a pagare in modo volontario per soddisfare la propria passione.
Le modalità inoltre consentono di prelevare le tasse in maniera indolore: nessuno si lamenta dell’aumento dei prezzi del lotto, dove ciascuno scommette quanto desidera di propria volontà.
E naturalmente si può anche decidere di non scommettere proprio nulla durante tutto l’anno, se non si è avvezzi al gioco, sono scelte e preferenze personali.
Così si accontentano gli italiani, che possono dedicarsi ad un hobby così gradito, e lo Stato, che ricava denaro per le proprie necessità.
Come in tutti i casi basta ovviamente non esagerare, ma almeno le regole vanno a garantire la sicurezza di chi gioca, evitando truffe e illegalità.
Da tenere sotto controllo rimane ovviamente il problema sociale di chi esagera.
L’atmosfera di legalità garantita dal controllo statale del gioco sembra comunque favorire il divertimento di chi scommette ogni tanto, e attenuare i guai che sorgerebbero se invece alcuni cadessero nella rete di operatori non regolamentati.
PICCOLE CIFRE E PRIMATI PROVINCIALI
Anche le piccole somme richieste per scommettere tutelano i giocatori, che vanno a scommettere in luoghi pubblici e sicuri, come il solito bar frequentato da anni.
Ovviamente ogni scelta ha i suoi pro ed i suoi contro, e non mancano i giocatori cronici, ma la possibilità di giocare pochi centesimi su una new slot, come vengono definite, attenua sicuramente il rischio di finire enormi cifre in breve tempo. Certo il problema va seguito comunque con attenzione.
Ma il grande successo di questi giochi non è dovuto ai giocatori incalliti, quanto invece all’allargamento a tutti dell’accesso alle scommesse.
Persone che giocano pochi euro solo per tentare la fortuna, e che però senza rendersene conto continuano a giocare regolarmente, soprattutto finchè non vincono qualcosa. Anche se vincono meno di quanto giocato, probabilmente è proprio il piacere di vincere qualcosa che spinge a continuare.
Ad esempio vincere proprio nel momento giusto da sicuramente soddisfazione, dato che magari quella piccola somma arriva proprio quando ci può risolvere un guaio.
Ciò che sembra un’impresa è assorbire il 7% di una spesa in consumi delle famiglie.
Questo considerando che i consumi privati non sono molto dinamici e da sempre sono poco trainanti, in un’economia trascinata invece dalla spesa dello Stato.
Conquistarsi una fetta così importante della spesa privata è quindi un risultato di tutto rilievo.
In soldoni ciò cosa significa?
Vuol dire che ogni italiano in media spende 1000 euro all’anno per giocare, con la cifra prevista in crescita nel 2011 (i dati sono del 2010).
Curioso sapere la distribuzione tra le province: è Pavia quella dove si spende di più, addirittura 2000 euro. Segue Como ed altre zone del centro nord.
Agli ultimi posti il sud, dove Enna risulta spendere mediamente 436 euro per abitante.
Tutto ciò emerge da una ricerca del Sole 24 Ore, su dati dei Monopoli di Stato e dell’Agicos, l’Associazione Giornalistica Concorsi e Scommesse.