L’ETERNA QUESTIONE DEGLI AIUTI DI STATO
Il dibattito torna ciclicamente in auge, e probabilmente non se ne verrà mai a capo.
Forse perché in certe questioni ci vorrebbe tatto ed equilibrio, mentre non sembra possibile risolverle con estremismi.
L’Italia purtroppo è spesso invischiata in questioni di questa risma, e ciò non è un buon segno, perché significa che le aziende italiane hanno sempre maggiore difficoltà a difendersi autonomamente sul libero mercato.
L’ultimo caso è appunto Parmalat, che dopo essere tornata in buona salute dopo le note vicende di alcuni anni fa, rischia ora di passare in mani straniere senza potersi difendere, anche se si è rimessa in sesto.
Non apriamo qui una ricerca delle possibili cause che provocano problemi del genere soprattutto alle aziende italiane, ma vediamo quanto propone il Ministro dell’Economia Tremonti riguardo alla scottante attualità economica targata Parmalat.
QUANTO UNO STATO PUO’ INTERVENIRE? CE LO DICE LA NORMATIVA FRANCESE
Questa la nostra interpretazione delle affermazioni di Tremonti.
In pratica Parmalat è sotto attacco da parte di una grande azienda francese, Lactalis, e Giulio Tremonti ha pensato di giocare con le norme degli avversari.
L’idea è quella di “restituire pan per focaccia”. A parte i coloriti proverbi popolari, il Ministro italiano pensa che se in Francia lo stato può investire attraverso un fondo statale, seppur aperto all’iniziativa privata, altrettanto si può fare in Italia.
Oltretutto la garanzia del funzionamento della strategia è data, ironia della sorte, proprio dalla Francia.
Se la Francia può farlo, l’Unione Europea deve consentirlo anche agli altri stati, Italia compresa, oppure impedirlo a tutti, compresa la Francia.
Ironicamente Tremonti dice di voler inoltrare il testo della richiesta all’UE, scrivendo la legge in lingua francese, in sostanza prendendo spunto pari pari dal testo in vigore in Francia.
Se l’idea di Tremonti funzionerà, probabilmente si avranno partecipazioni pubbliche anche in Parmalat, con lo stato che investirà magari attraverso la CdP , Cassa Depositi e Prestiti, istituto a controllo pubblico, come già accade ad esempio in Eni.
Non si potrà comunque fare a meno di partecipazioni private di tipo industriale, per il bene della gestione appunto industriale di aziende come Parmalat.