Già lo sapevamo che l’Italia ha poche risorse naturali, ma non sono quelle che si stanno esaurendo.
Assieme a paesi evoluti come il Giappone, l’Italia ha storicamente detenuto un primato economico, forse proprio perché ha alcune similitudini con questi stati.
Una somiglianza la troviamo ad esempio nella struttura della piramide della popolazione, ovvero quel grafico ben noto in statistica e che nel caso italiano non è più definibile come piramide.
Gli anziani sono infatti in numero maggiore rispetto ai sempre più rarefatti strati giovani della popolazione italiana.
E maggior anzianità dovrebbe significare più saggezza. Dal punto di vista delle abitudini di risparmio, ciò dovrebbe corrispondere a una maggiore stabilità e propensione al risparmio, appunto.
Però questo comporta anche il rovescio della medaglia, con i redditi degli anziani costituiti dalle pensioni, ed i redditi dei giovani generati da retribuzioni sempre più precarie.
I dati sconcertanti provenienti da un ricerca di Confcommercio ci portano infatti cattive notizie.
L’Italia forse non ha più questo vantaggio, e non è poco, dato che stiamo parlando di uno dei fattori più importanti, anzi forse il maggiore, su cui si fonda l’economia italiana, basata sulla famiglia e sui suoi risparmi.
Le banche italiane in passato basavano le proprie fortune soprattutto su questa propensione a risparmiare, e di conseguenza ad investire i propri risparmi personali.
Ora i risparmi rimangono, ma la loro netta diminuzione nel corso degli ultimi anni deve senz’altro farci allarmare e soprattutto bisogna fare qualcosa data l’importanza di questo parametro.
Il risparmio italiano attraeva, a questo punto si può dire soprattutto in passato, le banche estere.
Di conseguenza il sistema bancario italiano per anni si è difeso dall’entrata di banche straniere, per poi dover cedere almeno in parte alle pressioni.
LE CIFRE
Ed eccolo il dato di cui parliamo: - 60% di risparmi dal 1990 ad oggi.
Non è il 6%, e nemmeno il 10%, ma ben il 60%, una differenza enorme in una delle leve più importanti dell’economia nazionale.
Confcommercio ipotizza infatti che se nel 1990 il risparmio delle famiglie era pari a 23 euro ogni 100 euro di reddito, oggi la quota destinata al risparmio scende appunto di più della metà, cioè passa a 10 euro.
Se l’esaurimento delle riserve di petrolio potrebbe allarmare il mondo intero, allo stesso modo l’esaurimento della capacità di risparmio dovrebbe preoccupare l’Italia tutta.