IL RATING BBB- DEL PORTOGALLO
Esiste un limite oltre cui le obbligazioni divengono improvvisamente più rischiose.
Lo stato del Portogallo, rifiutando ogni aiuto internazionale, sta in questi giorni sfiorando pericolosamente questa soglia di pericolo.
Per poter raccogliere denaro emettendo obbligazioni, il Portogallo deve infatti pagare agli obbligazionisti tassi esorbitanti ed inusuali per uno stato, almeno per quanto riguarda una nazione occidentale.
Parliamo infatti di tassi di interesse che superano l’8% su scadenze di 5 anni, mentre analogo discorso avviene per scadenze più lunghe, come i 10 anni, dove il tasso è simile, ed anzi leggermente inferiore. Anche su tale differenziale vi sarebbero ipotesi da fare, ma non vogliamo qui complicare il discorso.
Emettere bond con scadenze oltre i 5 anni risulta davvero dispendioso per il Portogallo, considerando che sarebbe veramente difficoltoso anche per Grecia ed Irlanda, che hanno comunque già ottenuto l’aiuto concreto dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale.
Questo perché da poco l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha declassato il giudizio di merito creditizio del Portogallo, ovvero il cosiddetto “rating”, all’ultimo gradino della categoria investment grade.
Tale giudizio di rating è costituito dalla classe BBB-, e un ulteriore peggioramento della valutazione porterà il Portogallo nella macro classe di rating inferiore, quella denominata “speculative grade”.
LE CONSEGUENZE DEL DECLASSAMENTO A “SPECULATIVE GRADE”
L’occasione è opportuna per descrivere il funzionamento dei rating e soprattutto le conseguenze del passaggio alla categoria speculativa: infatti abbiamo una classe “investment grade” dove sono raccolte le aziende o gli stati ed in generale gli emittenti di bond meno rischiosi.
Questa fascia di giudizi va dal migliore, la classica AAA delle obbligazioni Bei, oppure degli stati più solidi, come la Germania o gli USA alla classe BBB-, quella dove si trova ora il Portogallo.
Tra questi due estremi troviamo generalmente gli stati occidentali più industrializzati, come anche l’Italia, ed anche parecchie banche ed aziende, ad esempio Banca Intesa oppure Eni.
Al di sotto della BBB- inizia la categoria di obbligazioni definite “speculative”, poiché risulta sensibilmente rischioso l’investimento in tali strumenti finanziari rispetto alle investment grade. Sono quindi strumenti adatti a chi ha una maggior propensione al rischio, ed investendo ad esempio solo una piccola percentuale del proprio portafoglio.
Il limite inferiore di tale classe arriva fino alle obbligazioni di emittenti sull’orlo del fallimento, ove si parla anche di titoli “spazzatura”, chiamati anche junk bonds. Facevano parte di tale categoria per esempio, i titoli dell’Argentina nel periodo della crisi del debito, con rating C o addirittura D.
All’interno di queste due categorie le sfumature sono comunque ampie, dato che con giudizi attorno alla BBB troviamo anche aziende italiane dotate di buona solidità, per quanto non certamente affidabili come un grande stato sovrano, che merita quindi di stare nella categoria investment grade.
Le conseguenze di passare allo stadio di speculative grade, soprattutto per un emittente sovrano come il Portogallo, sono rilevanti, come dicevamo sopra.
Questo perché i grandi fondi di investimento hanno regole che impongono di investire la maggior parte del portafoglio in titoli di classe investment grade, e quindi non potrebbero più acquistare titoli del Portogallo.
Analoghe norme vigono per banche e assicurazioni, che anche in rispetto dei parametri di Basilea non possono detenere in portafoglio obbligazioni troppo rischiose, come quelle speculative grade, oltre a certi limiti.
Questo rischia ovviamente di generare pericolose reazioni a catena, poiché l’emittente che passa in stato speculative grade può raccogliere fondi con enormi difficoltà rispetto al passato, amplificando ancor di più il suo stato di difficoltà.